Dissonanze 09 - Il report
Anche quest'anno Roma ha avuto il suo festival. Dissonanze, alla sua 9° edizione, non smette di stupire e di offrire al pubblico romano, e non solo, la possibilità di approcciarsi ai nuovi stili e alle nuove tendenze della musica elettronica mondiale. La selezione di artisti ha visto una prevalenza di nomi sconosciuti ai più ma di grande richiamo per gli appassionati e per i curiosi, e la nostra curiosità è stata soddisfatta in pieno!
C'è da dire che la location, Il Palazzo dei Congressi, mantiene invariata la sua bellezza, in Terrazza si sta davvero bene e quest'anno l'Aula magna è stata sfruttata sicuramente meglio rispetto i precedenti anni (ha visto una costante affluenza in entrambe le serate).
La nostra prima serata di Dissonanze (venrdì 8 maggio) ha inizio nel Salone con Moderat, il nuovo progetto di Modeselektor e Apparat, un live interessante, a volte ancora acerbo, tuttavia il connubio dei due mondi porta ad un risultato piacevole. I visual di Pfadfinderei sono di fondamentale apporto per la performance, contribuiscono a creare un atmosfera alchemica, non a caso i simboli che si compongono sugli schermi si rifanno al mondo dell’esoterismo.
Passiamo in Terrazza per Flying Lotus feat. Samiyam, le aspettative per il live di uno dei progetti più interessanti degli ultimi tempi non sono state del tutto soddisfatte, dopo una prima parte in puro stile Flying Lotus, il live è andato verso una deriva classic hip-hop.
La performance di Daedelus è stata davvero completa sia dal punto di vista musicale sia da quello strettamente performativo. Il live di Alfred Darlington è un mix di frammenti provenienti da pressappoco tutti gli ambiti della musica; questo avveniristico uomo, che ha l’aspetto di un gentiluomo di un tempo che fu, sembra provenire dal XIX secolo con lunghe basette e abiti classici, utilizza strumenti e tecnologie tra le più attuali: una combinazione di Monome e Max/MSP. Il risultato è memorabile, Daedelus vola da un pattern all’altro grazie al suo sequencer luminoso e si agita in modo forsennato quasi in preda ad uno stato di estasi. La musica che nasce da questo processo è davvero inconfondibile.
Da un eccesso all’altro, entriamo nell’Aula Magna mentre si sta esibendo Atom ™, dai movimenti spasmodici di Daedelus ci troviamo ad assistere alla performance di un compito uomo d’affari in abito grigio, davvero elegante, che alle prese con il suo sampler produce suoni techno minimali dall’animo caldo. La performance è completata a livello visivo da due schermi, uno con immagini in bianco e nero generate con Quarz composer, e l’altro con una sorta di ingrandimento del display del sampler, solo testo in verde su fondo nero tipo primi computer, minimale ma d’effetto.
È adesso giunto il momento di ascoltare chi del minimalismo puro ha fatto uno stile di vita, arrivano i musicisti della Raster-Noton; prima Byetone (al secolo Olaf Bender) e poi Carsten Nicolai, Frank Bretschneider ed Olaf Bender con il progetto Signal, ipnotizzano l’Aula magna con i loro audio-video.
Andiamo via dando uno sguardo al Salone dove Timo Maas inonda la folla di suoni house, i visuals sono di Inside-us-all che anche quest’anno hanno creato un allestimento ad hoc per il Palazzo dei Congressi, sempre più proiettati verso il futuro.
Il sabato dissonante (9 maggio) inizia prima, nella splendida cornice dell’Ara Pacis per un aperitivo con ottima musica e belle persone organizzato dalla rivista Nero. “Roma come New York”, dicono in molti…e anche se con le dovute differenze, l’atmosfera che si respira è proprio quella.
Alle 23 sono al Palazzo dei Congressi, appena in tempo per la performance dei tanto attesi Bat for Lashes.
Nell’Aula Magna Natasha Khan si presenta in tutina a righe e scalza…davvero sensuale per il suo modo di stare sul palco, per la sua voce, calda e coinvolgente. Un set interessante, anche se non eccezionale.
In Terrazza si sta davvero bene, ascoltiamo Afrodisia video set e ci troviamo di colpo in un villaggio vacanze in piena estate.
A salvare le sorti della serata arrivano i Buraka Som Sistema, portoghesi di origine angolana.
Una vera scoperta. La musica dei Buraka è una continua contaminazione tra ritmi afro, hip hop, dubstep ed elettronica. E poi fanno ballare, sono divertenti, un’esplosione di colore e musica.
Il claime di dissonanze , never stop discovering, forse si riferisce a gruppi come questi, e alle loro sonorità fresche e nuove, lontane dal “già sentito”.
La vocalist si dimena sul palco in danze pseudo-africane, e i buraka fanno salire 10 belle ragazze sul palco. Danze tribali e sederi in bella mostra…forse unico punto a loro sfavore.
Ritorno nell’Aula Magna dove ascolto i
Micachu & The Shapes, con il loro album di debutto Jewellery, data di
nascita marzo 2009, prodotto da Matthew Herbert. Una band giovane, promettente, interessante anche se ancora timida.
Nel salone si susseguono invece Lindstrøm e i suoi beat techno con richiami disco fine anni 70 che fanno molto “club” e Laurent Garnier che dà un elegante apporto “francese” alla musica dance e la contaminazione di fusion, jazz, pop.
Ci fermiamo ad ascoltare A Critical Mass feat. Âme, Dixon, Henrik Schwarz, un po’ monotoni e “soporiferi” ed in chiusura François Kevorkian.
Come sempre Dissonanze lascia dei bei ricordi e, al di là di ogni possibile critica, siamo di nuovo pronti ogni anno e fedeli nel seguire forse l’unico festival d’italia che sperimenta, osa e porta innovazione.
Ci vediamo l’anno prossimo, per i 10 anni!!!
More info: http://www.dissonanze.it/
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