I suoni imperfetti di Oval al Museo Della Scienza di Milano - Report
Eccoci alla seconda preview di AUDIOVISIVA, pronti per una nuova incursione ed invasione di un altro spazio urbano milanese. Se l’intento del progetto di Esterni è quello di dedicarsi all'esplorazione di nuovi linguaggi artistici e alla sperimentazione di nuove tecnologie legate a musica/immagine/interazione, quale miglior cornice, se non quella del Museo Della Scienza di Milano?
Qualche maligno potrebbe pensare che il “luogo sacro”, contenitore di opere d’ingegno di Leonardo da Vinci, di maghi della robotica e di tante altre diavolerie, sia stato usurpato dalle sue funzioni principali.
E invece… ammirando il chiostro illuminato e le stanze del museo aperte agli ospiti, ci rendiamo conto che il tutto, piuttosto, ha una vera e propria anima.
Il primo approccio all’evento, lo abbiamo con l’installazione di FABIO BONELLI, che per l'occasione ci regala una speciale performance a base di "rifiuti sonori". Incamminandoci, con le cuffie, non ci resta che calpestare le esche nascoste tra cartacce e scarti vari, mentre alle nostre orecchie arrivano suoni netti, essenziali, plasmati al momento: gli attori siamo noi che ci muoviamo in questo curioso tunnel, il regista è lui che ci scruta da dietro una vetrata, con il suo laptop collegato a migliaia di cavi.
Approfittiamo chiaramente dell'occasione per visitare le stanze del museo, uscendo nostalgici dalla sala che ospita reperti storici di TDK, giusto il tempo di “asciugarci le lacrime” e siamo pronti ad accomodarci nella sala delle colonne: è qui che entra in scena OVAL (alias Markus Popp).
Il precursore dell’estetica glitch non ci mette molto a frammentare i suoni campionati con i suoi incomparabili rumorini imperfetti, con quei micro suoni che si intrecciano e si fondono tra loro, amalgamandosi ai più classici beat free - jazz.
A tratti estremo, a tratti melodico, a tratti esplorativo, a tratti molto orecchiabile, il suo ultimo lavoro “O” – 2010 - Thrill Jockey Records si fa apprezzare e godere sommessamente, senza violentare i nostri timpani.
Ogni brano rivela una struttura precisa, un po’ come dei brandelli di gioielli che si ricompongono man mano. Niente ci sembra di già sentito! I continui cambi di battute allungano elasticamente il tempo, tramutandolo apparentemente in uno stato infinito.
Nonostante la sua lunga pausa dalle scene, Oval, è sempre ordinato, composto, professionale e soprattutto disponibile (visto che ha replicato due volte la performance), noi felici, incantati e sereni ce ne andiamo via tentando di fischiettare “Ah!” (L’Ep che ha preceduto l’uscita del disco)… unmöglich!
Report: Antonio “Lee” Oliva
Photo: Marianna Massesio


























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