Il Sonar e lo spirito della festa - Report day 1

Il Sonar e lo spirito della festa - Report day 1

Durante i miei studi universitari, tra i tanti corsi pesanti e poco utili nella vita, ho avuto modo di studiare antropologia culturale con il prof. Paolo Apolito, autore de "Il tramonto del totem. Osservazioni per una etnografia delle feste", un testo molto interessante che si interroga sul senso della festa nella storia della nostra amata e travagliata società. Nell'opera di Apolito, la festa viene definita come un vissuto collettivo che si differenzia dal rito, che consiste in una sequenza formalizzata di azioni, perché il rito è qualcosa che si fa, la festa è qualcosa che soprattutto si sente.
Altra caratteristica della festa è che già da parecchi decenni essa viene data per scomparsa o in via di sparizione da parte degli studiosi. Tuttavia "Il tramonto del totem" cerca di dimostrare che è il concetto di festa olistica, cioè collettiva, preso in considerazione da studiosi quali Rousseau, Durkheim, Caillois, Gadamer, che è difficile da attuare, tuttavia la festa nella contemporaneità continua ad esistere ed è contraddistinta da tre elementi.

Il primo è in relazione con quell'"umore festoso" di cui parlava Freud, i suoi tratti distintivi sono la "gioia" di Freud, la "giocondità" di Kerenyi, la "piacevolezza" sottolineata da Valeri, il "valore della socievolezza" e l' "atmosfera della partecipazione" di cui parla Lanternari.

Il secondo elemento che delimita l'osservabilità di una festa è dunque la decisione collettiva di utilizzare come prevalente riferimento comunicativo il "modo simbolico". L'utilizzo del "modo simbolico" non elimina il senso letterale del segno, ma semplicemente accresce la possibilità di letture ulteriori.

Il modo simbolico implica però generalmente un'autorità che indichi come legittima una certa associazione semantica, poiché in esso non v'è un codice preesistente che consenta associazioni convenzionali (v. Eco, 1981, p. 906).

Il terzo elemento che caratterizza la festa è proprio la mancanza di una autorità che definisce il mondo simbolico. Proprio la precarietà delle auctoritates simboliche nel contesto festivo rende la festa un luogo non dato, preordinato, ma esposto al conflittuale e all'imprevedibile, ma è anche ciò che la rende un luogo creativo.

Questo cappello abbastanza complesso vuole cercare di trovare le basi per spiegare quali sono le cause che rendono il Sonar un evento unico, un evento dove le persone si ritrovano per dare vita a tre giorni di vera festa, dove il vissuto diventa diverso dalla quotidianità. Oggi di festival ce ne sono tanti e in ogni parte del mondo, ma solo pochi riescono a raggiungere un successo di numeri e di immaginario simile al Sonar.

Io penso che al di la della qualità indiscussa e della ricerca per quello che riguarda l'offerta artistica del Sonar, quello che caratterizza questo festival è la capacità di creare le condizioni per cui si generi la festa, le condizioni per le quali le persone che vi partecipano vengano indotte in uno stato di felicità. Sicuramente in questo ambito la selezione degli artisti è funzionale nel richiamare l'attenzione di persone che seguono la musica con passione nei suoi aspetti più disparati, ma oltre a questo anche l'organizzazione degli spazi e dei tempi è fondamentale. Questo mix viene completato da Barcellona e dalla Spagna che costituiscono un substrato perfetto, per modo di essere e per tradizione, che fa in modo che la festa possa attecchire e prosperare.

Al di là di queste considerazioni, anche questa edizione del Sonar ha offerto grandi performances da tutto il mondo. Il nostro primo giorno di Sonar (giovedì 16 giugno) si apre con il live di Toro y Moi, che con sonorità easy listening costituisce un inizio perfetto per cominciare il festival, il clima è splendido e la musica si diffonde nell'aria in modo suadente. Floating Points continua su sonorità solari e comincia a far ballare e sorridere il pubblico del Sonarvillage. Alle 17:00 Nicolas Jaar tiene fede al successo che ha riscosso quest'anno, il suo "Space Is Only Noise" è sicuramente una delle produzioni più interessanti dell'ultimo anno, il live è coinvolgente e i brani vengono riarrangiati in modo da essere ancora più interessanti che sull'album. Il suo stile personalissimo e già ben definito, anche se alla prima uscita, ha un'ottima resa live, i suoni sono sempre molto definiti, ma non risultano mai freddi o artificiali. Appena tornati al Sonarvillage troviamo ad accoglierci Little Dragon, che con il suo fascino svedese/americano/giapponese, la sua energia e la sua voce vivace, riesce ad incantarci e, anche se i toni sono decisamente pop, il live è piacevole e interessante. Dopo qualche brano di The Brandt Brauer Frick Ensemble al Sonardome che meritavano una location più adatta alla tipologia di performance strumentale come la loro passiamo all'estremo opposto, Daito Manabe che dopo averci sorpreso con le sue installazioni esposte ad Offfmatica trasforma se stesso e un povero malcapitato ad un live audio video dove il visual è costituito dai volti sottoposti a piccole scosse elettriche dei due performer. La prima giornata si Sonar si conclude con Raime, un duo di base a Londra, che percorre le strade più oscure e mistiche aperte dal dubstep. Il loro live è minimal e al tempo stesso di grande profondità, i visual ridotti all'osso, delle semplici video in play e qualche dissolvenza, tutto rigorosamente in bianco e nero, rafforzano il misticismo che la loro musica vuole trasmettere.

Dopo una cena in buona compagnia ci aspetta una notte a Barcelona, si comincia al Blondie con Mass Prod e Iommy e poi non si può non passare per il Moog e per la sala Apollo.

sonar

Toro y Moi 

sonar

Floating Points 

sonar

Nicolas Jaar 

sonar

Nicolas Jaar 

sonar

Little Dragon 

sonar

Little Dragon 

sonar

 

sonar

Raime 

sonar

Daito Manabe 

moog

Moog 

apolloApollo

 

 

 

 

 

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.