The Blue Planet, il report
The blue planet, Il pianeta blu, la nostra amata Terra protagonista dell'opera che Peter Greenaway porta in tutta Europa, uno spettacolo di teatro, musica live, danza e video performance presentato per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma.
Un’opera complessa dai profondi richiami alla storia dell’uomo, alla religione e alla vita e dalle tematiche attualissime come l’emergenza ambientale.
Una forma evoluta di meta teatro che si avvale del supporto elettronico (video, realtà virtuale 3d) per ridare forza ad immagini e video che vediamo quotidianamente, ma che quasi non ci toccano più, inquinamento, guerra, povertà, diventano nuovamente capaci di toccarci, turbarci e commuoverci in uno spazio altro come quello del teatro.
La storia da cui si sviluppa l’intera vicenda è a noi nota dalla notte dei tempi: è la storia del diluvio universale, e di Noè che costruisce l’Arca per “salvare” gli uomini e gli animali.
In termini sicuramente più laici, sul palco si assiste ad un secondo diluvio universale, risposta del nostro pianeta blu, e di un Dio-donna, rappresentato da un avatar in stile “second life”, all’incuria degli uomini, al loro agire contro la natura per i propri interessi. Nell’opera di Greenaway, Dio e gli uomini si incontrano in un mondo virtuale dove i personaggi reali interagiscono con gli avatar.
Sul palco: una piscina , tre schermi sopra la platea, un grande schermo in scena (dove prima dell’inizio della performance scorrevano le immagini e i versi di bellissime balene nell’oceano). Al lato sinistro una piccola orchestra, due attori-ballerini sul palco (i figli di Noè), una poltrona tra il pubblico dove siede la Madre, moglie di Noè, simbolo della Madre-Terra.
Ci sarebbe da parlare per ore del passo biblico riattualizzato, della mano che muove Greenaway ad inscenare e raccontare attraverso i suoi video e i movimenti degli attori quello che succede oggi, quello di cui le cronache parlano ogni giorno, dall’inquinamento, alle torture agli animali nella filiera alimentare, alle guerre, alla fame e la distruzione nel mondo. Le tematiche sono forse ripetitive, banali, ormai non ci facciamo più caso data la quotidianità con cui ne sentiamo parlare, ma sono dure e complesse, e qui trasmesse in modo semplice e fruibile dalle immagini sugli schermi che, per quanto impattanti, drammatizzano e amplificano enormemente nel pubblico le sensazioni di ansia, disgusto, malessere.
Un grande ruolo all’interno dell’opera lo gioca la musica, ideata da Goran Bregovitch, e la musicalità delle parole, dei testi, del “tutto” della rappresentazione.
Gli attori reali e virtuali parlano in spagnolo, francese, inglese, ogni lingua con il suo patrimonio sonoro e tutte a noi così familiari risuonano come poesie, al di là del significato.
Il “diluvio” di immagini unite al calore di questa “musica narrante” e dei corpi dei ballerini, i canti, le parole e le lacrime della “Madre” terra, seduta tra il pubblico creano una musica totale dello spettacolo. E l’orchestra dal vivo, che riproduce la musica originale di Brekovitch traduce in note e accompagna quest’anima teatrale.
Uno spettacolo costruito con maestria anche nei contrasti, come l'estrema lentezza della parte centrale e lo stile 3d che richiama a second life che sembra stonare rispetto alle immagini in alta definizione e la fotografia del regista.
Greenaway sembra raccontare con apparente distacco la fine del nostro pianeta blu (anche un fungo atomico compare nel caos delle immagini) ma s’intravede un barlume di speranza: questa volta la soluzione e la salvezza non verrà da Dio, ma dagli uomini e dalle donne, dalle madri e dalle nuove generazioni (i figli di Noè) che riporteranno il pianeta alla bellezza delle origini, così come nelle immagini piene di vita verso la fine dello spettacolo che esorcizzano tutto il malessere provato fino a quel punto.
Stormi di uccelli e di pesci, verdi prati, fiori, acque limpide, cieli azzurri, coloreranno nuovamente il nostro pianeta di tutti i colori dell’arcobaleno.
In conclusione uno spettacolo importante e complesso che punta a mettere di fronte alla realtà in maniera a tratti dura, angosciante e complessa, un pubblico oggi fin troppo distratto rispetto al tema dell'ambiente e della nostra "convivenza" con esso.
The blue planet
Regia: Peter Greenaway e Saskia Boddeke
Scene: Annette Mosk
Musica: Goran Bregovic
Opera commissionata dal Teatro dell’Opera di Roma e dall’Expoagua 2008 di Saragozza.
Un progetto di Change Performing Arts in collaborazione con Elsinor Barcelona.
Nuovo allestimento: produzione esecutiva CRT Artificio - Milano in collaborazione con “I Teatri” di Reggio Emilia e i Musei Civici di Reggio Emilia
Prossimi spettacoli:
Reggio Emilia, Teatro Romolo Valli, 21 and 22 March 2009
Santander (Spain), 28 August 2009
More info:
www.changeperformingarts.it/Greenaway/blueplanet.html
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